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siti internet - e-commerce - Computers - consulenza News by Punto informatico 

Google, l'open source e tutto quanto
News 12/09/2008
Roma - "Alcuni autori parlano della necessità di Internet -a sua volta un prodotto dell'open source- perché l'open source medesimo abbia successo. Internet permette al modello di sviluppo dell'OSS di funzionare". Così scrisse Peter Lavin di Unix Review recensendo il libro di Chris DiBona Open Sources 2.0 The Continuing Evolution. Questa frase ben riassume il compito di DiBona in Google in qualità di Open Source Programs Manager ed è uno dei motivi per cui è molto utile sentire cosa ha da dire: DiBona è stato così gentile da rispondere ad alcune nostre domande.

Punto Informatico: C'è una diffusa critica verso Google di non aprire abbastanza il proprio codice sorgente interno, Linux ha "viziato" gli utenti inducendoli a pensare che qualsiasi cosa debba essere interamente open?
Chris DiBona: Viziare? Non lo descriverei in questi termini. Penso che rendere il codice disponibile sotto una licenza open source sia lo stato ideale in cui operare per una azienda o un singolo sviluppatore. Permette un modo di condividere informazioni in maniera fluida che considero davvero grandioso. Detto questo, la situazione non è tale da permetterci o farci desiderare di condividere tutto il codice su cui poggia Google. Per la maggior parte dei casi l'ostacolo è rappresentato semplicemente della quantità di tempo che impiegheremmo a rilasciarlo, in quanto ci affidiamo a singoli ingegneri software dai vari team aziendali per pubblicare e mantenere sorgenti che provengano dalla nostra compagnia.

Ora come ora stiamo lanciando un nuovo progetto ogni una o due settimane su code.google.com e un progetto di prima grandezza come Chrome ogni 6/9 mesi o giù di lì. È molto buono ma ci saranno sempre quelli che vorrebbero vedere più uscite da parte nostra. Suona accademico ma non vogliamo rilasciare nulla che renda Internet un posto peggiore e come tale ci sono delle parti del nostro codice che non vedranno mai la luce esterna, tipo le funzioni di pageranking. In quel caso particolare daremmo agli internauti che riempiono la Rete di spam e link alle pagine fin troppe informazioni su come presentiamo i risultati delle ricerche agli utenti.



PI: Nel corso del tempo hai espresso disappunto verso la GPL a favore della BSD per via delle restrizioni implicate nella prima a discapito dei venditori di software proprietario. Per limitare quella che viene definita la proliferazione delle licenze Google limita a sette tipi il numero di quelle ammesse nel suo deposito di codici sorgenti - code.google.com - e raccomanda di scegliere tra la licenza Apache e la GPLv3 per i progetti da sottoporle. La recente svista sull'EULA di Chrome ti ha fatto cambiare idea?
CDB: In verità, preferiamo optare per Apache ogni volta sia possibile per una serie di ragioni. La prima è che il codice Apache (e BSD) confluisce comodamente in una vasta gamma di altri software open source sottoposti a licenza. In secondo luogo, BSD e Apache sono già adottate da altre aziende e da coloro che non intendano partecipare all'open source con altro ruolo che quello di utenti. Ci sta bene che la gente usi il nostro codice senza contribuire a propria volta, sebbene preferiremmo che partecipassero.

Concedetemi di aggiornare i lettori sulla controversia in merito all'EULA di Chrome: abbiamo messo a disposizione i binari del programma assieme alla sua licenza per l'utente finale utilizzando quella che era la nostra versione standard. È stata tutta colpa di una infelice clausola fin troppo generica che abbiamo ritrattato retroattivamente appena ce ne siamo accorti. Aveva un senso su di un sito come Blogger ma non ne aveva nessuno per un browser. Abbiamo commesso un errore. Succede a volte in una azienda di queste dimensioni e sono sono abbastanza soddisfatto di come lo abbiamo gestito.

PI: Hai pubblicato due libri con la ÒReilly intitolati nell'ordine Open Sources: Voices from the Open Source Revolution e Open Sources 2.0 The Continuing Evolution basati su contributi dalle principali personalità nella comunità Open Source, c'è niente che hai imparato lavorando con Google su cui scriveresti un nuovo volume?
CDB: Sì, ma ne verrebbe fuori un noioso vademecum sull'uso pratico dell'open source in una compagnia con una estesa organizzazione di sviluppo software al proprio interno (pensate nell'ordine di circa 10.000 programmatori). Con queste premesse mi aspetterei davvero scarne vendite visto quanto sia limitato il numero di aziende di questo genere. Il "Bignami" di un tale tomo si potrebbe riassumere nel fatto che fin troppe persone etichettino il sofware open source come spaventoso e rischioso mentre è tutt'altro che vero.

PI: Hai preso parte al comitato organizzatore e consegnato premi al Google-ÒReilly Open Source Awards 2008, con categorie come "Miglior punto di accesso all'istruzione", "Difensore dei diritti" o, come nella precedente edizione "Miglior dissipatore di FUD", l'etica è destinata a mantenere il ruolo di forza trascinante dietro il FOSS?
CDB: Certo, reputo che etica e morale abbiamo condizionato il successo dell'open source, senza gli ideali propugnati dai suoi sviluppatori non esisterebbe. Con questi premi abbiamo cercato di portare sotto il riflettore coloro che, sconosciuti al grande pubblico, abbiano lavorato diligentemente senza altro fine che i loro ideali e l'amore per la comunità. È tutta una questione di etica, sinceramente.

a cura di Fabrizio Bartoloni

 

AMD lancia nuovi Opteron Barcelona

News
martedì 10 giugno 2008
Sunnyvale (USA) - A breve distanza dall'introduzione dei primi modelli di Opteron quad-core della serie 1000, AMD ha lanciato sul mercato quattro nuovi processori per server multi-socket.

I nuovi Quad-Core Opteron sono il 2360 (2,5 GHz, 1165 dollari), il 2358 (2,4 GHz, 873 dollari), l'8360 (2,5 GHz, 2149 dollari) e l'8358 (2,4 GHz, 1865 dollari). Tali chip includono 2 MB di cache L2 condivisa e appartengono tutti alla famiglia SE (Standard Efficiency), ottimizzata per fornire le massime performance a discapito dei consumi energetici: il thermal design power (TDP) dei modelli SE è infatti di 95 watt contro i 75 watt delle versioni normali (prive di suffisso) e i 55 watt delle versioni a basso consumo (con suffisso HE, High Efficiency).

I modelli 2360 SE e 2358 SE sono indirizzati ai server con uno o due processori, mentre i modelli 8360 SE e 8358 SE si rivolgono ai sistemi con quattro od otto CPU. I primi server ad impiegare questi chip sono marchiati HP, Dell, IBM e Sun.
Annunciato lo scorso settembre, l'Opteron di nuova generazione, Barcelona, è stato distribuito su larga scala soltanto lo scorso aprile, accumulando un ritardo di quasi sette mesi. Ritardo dovuto, come noto, a un difetto di progettazione emerso lo scorso autunno, che ha costretto AMD a rimandare la consegna in volumi del suo primo chip quad-core.

Gli Opteron quad-core attualmente prodotti da AMD si basano tutti sull'ultima revisione del chip, la B3, che corregge il succitato bug direttamente in hardware (dunque senza la necessità di aggiornare il BIOS). Come noto, il bug (chiamato in gergo tecnico errata) che interessava i processori K10 di AMD, risiedeva nella logica del Translation Lookaside Buffer (TLB) della cache L3 che, in rarissime circostanze (fino ad oggi il difetto è stato dimostrato solo in test di laboratorio), poteva causare il blocco del sistema.

"Ciò che in passato richiedeva l'utilizzo di macchine Unix di fascia alta o di mainframe, oggi può essere fatto girare su server x86 standard con quattro od otto socket", ha spiegato Steve Demski, marketing manager di AMD. "La differenza è che con i server Opteron-based i costi dell'hardware e del sistema sono decisamente inferiori".

Gli Opteron quad-core appena introdotti sul mercato sono tra gli ultimi processori server di AMD ad utilizzare la tecnologia di processo a 65 nanometri. A partire dalla seconda metà dell'anno, infatti, il chipmaker di Sunnyvale introdurrà Shanghai, il suo primo core con circuiti a 45 nm.

AMD afferma che Shanghai, in modalità idle, assorbirà fino al 20% in meno di energia, inoltre implementerà una versione più veloce della tecnologia di virtualizzazione AMD-V: anche qui il miglioramento è stimato intorno al 20-25%. Shanghai adotterà una cache L3 compresa fra 2 e 6 MB, supporterà le memorie DDR-800 e implementerà la versione 3.0 del bus HyperTransport.

 

Leopard giracchia sull'Eee PC

News
lunedì 19 novembre 2007
 
Roma - Da quando Apple ha rilasciato una versione x86 di Mac OS X, gli hacker hanno avuto gioco facile nel modificare il sistema operativo della Mela per farlo girare sui PC e su altri sistemi Intel-based. Ciò non impedisce di provare ancora un certo stupore nel vedere come l'ultima incarnazione di Mac OS X, Leopard, possa girare - seppure con molti limiti - sul neonato Eee PC di Asus.

A compiere l'impresa è stato un utente dell'Eee PC desideroso di rimpiazzare la distribuzione Linux preinstallata sull'Eee PC con un sistema operativo a lui più congeniale. Dopo essere riuscito a sostituire Linux con Windows XP, lo smanettone ha deciso di provare ad installare Leopard: l'impresa non è stata delle più semplici, ma alla fine il felino di Apple si è fatto addomesticare.

Modificare Leopard per girare sull'Eee PC va tuttavia considerato poco più di un passatempo per geek. Come ammesso dallo stesso autore dell'hack, infatti, l'hardware del piccolo laptop di Asus - 512 MB di RAM e processore da 900 MHz - è decisamente sottodimensionato per Mac OS X 10.5; certe funzionalità, come il supporto al WiFi, sono inoltre inutilizzabili senza ulteriori modifiche. Va poi aggiunto che il contratto di licenza di Leopard vieta espressamente l'utilizzo del prodotto su sistemi diversi dai Mac.

 

Telvia vs. Telecom, torna l'ADSL - update

News
mercoledì 01 agosto 2007
Update ore 20, in calce - Roma - Prima Elitel, poi Intratec/Vira e oggi Telvia: sebbene con molte differenze in ciascun caso, sono tre ad oggi gli operatori che assieme ai propri utenti stanno scontando la sospensione delle linee ADSL da parte di Telecom Italia.

L'altro ieri la prima avvisaglia e ieri la conferma degli utenti di Telvia, che alla redazione di Punto Informatico e a PI Telefonia hanno scritto di non potersi più collegare con le proprie ADSL. Ancora non era chiara l'estensione del fenomeno, che riguardava certamente alcune migliaia di utenti, come confermato poi ieri in serata dall'operatore a questo giornale.

Questa volta la mossa di Telecom Italia sembra scaturire dal fatto che l'incumbent ritiene risolto il contratto che la legava a Telvia e rivendica dei crediti sugli ultimi mesi di gestione dei servizi, crediti che Telvia non riconosce o riconosce di dovere solo in parte, soffrendo in questa fase la difficoltà, come riferisce a PI Telefonia l'avv. Guido Scorza, il legale che sta seguendo la questione per Telvia, di trattare con Telecom sui calcoli economici del debito attribuito all'operatore.

Ed è per questo che Telvia ritiene ingiustificata la risoluzione del contratto da parte di Telecom, motivo per il quale proprio oggi Telvia si rivolgerà al Tribunale di Roma con un provvedimento di urgenza per chiedere l'immediato ripristino delle linee scollegate, ossia l'esecuzione dei termini contrattuali che Telvia ritiene in essere tra le due aziende. "Poi si discuterà di tutto il resto - spiega Scorza - ma ora è essenziale ripristinare il servizio".

Quel resto ha radici antiche: l'anno scorso Telvia e Telecom avevano predisposto, come spesso accade, un piano di pagamenti che Telvia sostiene di aver onorato, ma l'incumbent aveva comunicato a Telvia a fine 2006 che, nonostante i pagamenti, non riteneva rispettati i termini in cui questo doveva avvenire e quindi avvisava di ritenere chiuso il contratto di servizio. Una visione che Telvia ha contestato e che non ha peraltro comportato la sospensione di nessun servizio, con l'unica eccezione che l'operatore è stato da quel momento messo nella impossibilità oggettiva di gestire le procedure di attivazione e disattivazione di alcuni importanti servizi. Ed è su questo fronte che, al di là del problema immediato e della richiesta al Tribunale, si giocherà una parte della partita, perché la fornitura da gennaio ad oggi dei propri servizi, Telecom la fattura in toto a Telvia, la quale però per il mancato accesso ai servizi di attivazione e disattivazione e per una serie di altre contestazioni ritiene di dover pagare solo una parte della cifra contestata.

Si arriva così ai giorni scorsi, quando, fallito l'ultimo tentativo di negoziazione tra le parti, Telecom comunica a Telvia che a suo parere il contratto è concluso e che quindi le linee andranno disattivate, una comunicazione a cui Telvia a sua volta risponde e a cui seguono una serie di contatti tra le aziende sfociati però, in queste ore, nelle disattivazioni in corso. "Dal mio punto di vista - sottolinea Scorza a PI Telefonia - nella vicenda specifica siamo di fronte ad un'azienda che risolve un contratto senza averne diritto".

La parola passa quindi ora al Tribunale, mentre non solo gli utenti coinvolti ma l'intera comunità Internet italiana inizia a chiedersi cosa stia succedendo: in poche settimane si sono aperte delle voragini nei rapporti tra Telecom e gli altri operatori. Una situazione che compromette il servizio fornito a migliaia di utenti e che si deve a complicati intrecci contrattuali e commerciali diversi di caso in caso ma tutti riconducibili ad una clamorosa ed esplosiva fragilità del mercato italiano della banda larga. "Quanto sta accadendo - ha dichiarato ieri a PI Telefonia un ISP - dimostra quello che da anni molti di noi denunciano e su cui le autorità preposte non sono intervenute". Il riferimento evidente è alle moltissime contese aperte dagli operatori con Telecom Italia su moltissimi diversi fronti dei servizi broad band fin dal lancio dell'ADSL in Italia.

E ora cosa accadrà? Le opinioni raccolte fin qui da PI Telefonia nell'ambiente tradiscono una sensazione di incertezza senza precedenti. Nessuno si stupirebbe se nei prossimi giorni ai tre operatori di queste settimane se ne aggiungessero molti altri. Un'estate calda, anzi bollente, con ADSL a rischio per migliaia, forse decine di migliaia, di utenti italiani. Con buona pace di chi da anni sventola i grandi risultati del mercato broad band all'italiana.

Update ore 15

Su richiesta di Telvia, il Tribunale di Roma ha emesso un decreto che ingiunge a Telecom Italia SpA di "riprendere immediatamente l'esecuzione di tutti i contratti in essere con la Telvia S.r.l.".

Ad una "prima sommaria deliberazione", dunque, la risoluzione del contratto intimata da Telecom "non sembra trovare riscontro in alcuna convenzione" ed è per questo che almeno per ora l'incumbent dovrà tornare sui suoi passi, in attesa che venga chiarita la contesa tra le due aziende in tutti i suoi aspetti.

Update ore 20

Gli utenti di Telvia stanno tornando online: la conferma arriva a PI Telefonia dall'azienda.
 
 
 
 
 
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